D’Amore, di morte e della città eterna

Prima o poi ti ci porto a un concerto del Boss…

Non è semplice rompere un silenzio di mesi per parlare di cose grandi, troppo grandi.
Chiedo scusa a chi troverà banali le parole, che si sa morte e Amore non sono così facili da raccontare; ma d’altronde di stupidezze ne è pieno l’etere e se non altro leggerete di bellezza.
Direi che questo non può che fare bene.

Sono partita per Roma scrivendo un testamento.
Già.
Lasciando disposizioni nel caso in cui mi fosse accaduto qualcosa: i fatti di Nizza hanno instillato in me il pensiero di cosa accadrebbe se…
In un foglio scritto a mano, con una calligrafia più dolce del solito, ho espresso un unico desiderio: che nell’eventualità nessuno alimentasse odio in difesa del mio nome.
Sono partita comunque serena.

Appoggiati i bagagli in hotel la prima sosta è stata in un caffè dove subito mi sono arrivate le note di The river.
Appena arrivata, con quel pensiero in testa, Marco al bagno e io sola sola al bancone del bar, quella canzone mi ha ricordato perché mi trovavo lì in quel momento.

Avrei potuto pensare a un funerale, a un addio ad un vuoto senza fine, ma avrei mentito a me stessa. Quell’istante mi diceva Sara non  sei sola. E gli addii, in fondo, non esistono.

La prima tappa è ai Fori Imperiali, perché l’ultima volta è stato con la neve e a Marco manca la vista del sole sui resti di una città da immaginare.
Ci arriviamo da piazza del Grillo incontrando una sposa e rose bianche.
La vista sul mercato di Traiano ci vola incontro sulle note di un violino e le lacrime ci ricordano che nella vita il cuore si spezza anche di bellezza.

Ci sediamo lì, su di una panca stretta, mentre turisti e sposi ci passano davanti e rendono quest’attimo un attimo di vita vera, di quotidianità donata e mai scontata.

mercato di traiano

Mi sfiora per un instante la domanda se forse dovrei sentirmi in colpa, per godere di tutto questo mentre altrove il mondo è squarciato dal terrore.

Decido di no.

L’unica cosa che posso fare adesso e abbeverarmi di quest’acqua e offrirla a chi sta cercando ristoro, a chi  vive da assetato.

Ripartiamo con un sorriso del violinista, un saluto muto sulle note di una delle canzoni più belle di sempre che sto ascoltando anche adesso, qui seduta a scrivere e provare ad annullare il tempo, a risentire quella sensazione lì, di unione con l’universo intero.

Verso Trastevere all’ora di pranzo una brezza risale dal fiume, il canto dei platani è una carezza e tutto attorno pare così bello da fare male agli occhi. Condivido questo pensiero con una amica che conosce molto bene questa città,  le mando una foto e lei mi dice
So su che ponte sei. Questo. È l’ultima foto che ho fatto a Roma.

trastevere

Foto di Chiara

Ancora una volta mi è impossibile sentirmi sola, mi è impossibile provare odio, desiderare vendetta, spostare lo sguardo sulla sofferenza del mondo.

Durante la meditazione mi è stato insegnato a non distogliere lo sguardo, concentrati sul respiro e non distogliere lo sguardo dal punto tra le sopracciglia, allora lì porterai il respiro. È come quando guardi un cielo stellato e parli con un amico. Puoi continuare a parlare anche guardando le stelle.

 

Il concerto di Bruce Springsteen a Circo Massimo è il motivo per cui siamo a Roma oggi.

Agli occhi di molti una situazione a rischio in una città a rischio, in un momento delicato. Dentro mi me sento solo il perfezionarsi di una promessa che credevo non si sarebbe avverata mai, in cui non ho creduto per un attimo, tanto più dopo un addio arrivato all’improvviso, lasciando cose in sospeso e parole non dette,  domande mai poste.

Mentre il sole tramonta sul palco sento che non siamo in due, non siamo più in tre soli ma in molti, molti di più.
Così tanti da essere quasi uno soltanto.

Mi guardo attorno e vedo solo amore. 
È incredibile.
Vedo sorrisi, abbracci, ballo insieme a sconosciuti tra nubi di polvere calpestata da chissà quanti prima di me e io non so che dire ma davvero vedo solo Amore.

Non vedo morte e non sento la paura, non stanotte almeno, perché ho la certezza che in questo esatto istante, nella sua pienezza, sto vivendo l’infinito.




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