La strada che lasci

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Sono alla mia scrivania e guardo uno scatolone che mi sarei aspettata un poco più grande. Dopo cinque anni!

La verità è che voglio portare il meno possibile, lasciare ogni cosa al suo posto e buttare tutto quello che un posto non ce l’ha.

La strada che lascio ha il sapore di caffé e di dolci, sempre troppi, ad aspettare in ufficio. Il ricambio delle vicinanze, le stagioni passate contando troppo in fretta.
Anche le difficoltà – oggi comprendo – mi hanno trattenuta. La sicurezza che ti danno i dissapori è lusinghiera, ti impedisce di chiederti di te e ti regala capri espiatori sempre troppo comodi.
Non è per me. E non rende giustizia a persone che amo, ai loro buongiorno e alle loro ore che di otto in otto si sono incrociate negli anni con le mie.
Begl’anni.

Della strada che troverò nulla so, e neppure mi interessa. Se avessi cercato una certezza non avrei levato l’àncora, non avrei tagliato i ponti.

Sono qui e adesso.
Profondamente grata.
Mai stata più serena.

“Quando le forze naturali dell’evoluzione traboccano,
si ha una nuova rinascita”
Patanjali, Yoga Sutra 4.2




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