X Agosto 2011

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lo sostengono: la bellezza di un viaggio sta nel percorso e non nell’arrivo.
Lo sosteneva Leopardi nella sue ode al sabato, giorno di vigilia e di fiducia, con il cuore proteso in avanti, gaudente dell’attesa.

Ripercorro la strada di sempre nell’oscurità nella notte, notte di stelle cadenti, di letture e introspezione. Strada di fuga che ora diviene ritorno.
Ogni viaggio, per lungo o breve che sia, porta ogni volta a galla qualcosa.
I ricordi assumono la forma del sogno, si fanno caldi e avvolgenti come il torpore della notte e la morbidezza di un cuscino.

Un cielo di stelle cadenti, tre ragazzi giovani, con tanti problemi ma anche tanta voglia di vivere. Una in volo verso New York, uno in caduta libera, verso il fondo della vita.
L’altra in viaggio, sempre, questa sera alla ricerca delle stesse sensazioni di allora.
Lo stesso cielo, la stessa coperta pesante, lo stesso prato curato di una casa che non le appartiene più.

La strada scorre veloce e la sera è fresca, umida. Di un’umidità distante dal mare, che fa freddo ma non soffoca.
Le verdi colline del giorno sono un telo scuro puntellato di luci, tutte riconoscibili: un profilo nero disegnato sul nero, ma facilmente ripercorribile con gli occhi del ricordo grazie all‘amore per quei contorni, per quella terra.

Il ritorno al proprio guscio, ai propri profumi di terra e grano, di gelsomino notturno sbocciato all’imbrunire, di un cane fedele. Di una cucina sempre laboriosa.
Le lucciole di sempre. Decine, centinaia di lucciole, come piccoli lumini a intermittenza che riempiono l’oscurità. Lucciole che alcuni bambini già grandi non hanno neppure mai incontrato.
Lo sfregare dei grilli, il forte vociare l’uno sull’altro senza pause.

Il calore degli amici, ritrovarsi tutti alla stessa ora, nello stesso posto.
L’unione forte di un gruppo che non c’è più. La fedeltà per chi condivideva tutto, abbracci fraterni e cuori spezzati, perennemente.
Ogni stella caduta un pensiero, un sogno, in silenzio.

Lo stesso cielo che si guardava alla vigilia della maturità, impauriti ed eccitati.
Tre ombre stagliate su una strada deserta, ad ascoltare una radio malinconica con il naso all’insù, le mani in tasca e un futuro sfocato in mente.

I ricordi assumono la forma del sogno…e attribuiscono al ricordo una fortissima teatralità: perfettamente intonati, musicalmente perfetti.
La dolce malinconia nei confronti di un vissuto che non tornerà, un vissuto perfettamente messo a fuoco dalle lenti del tempo.

L’attesa e il tempo trascorso. La vigilia e il ricordo.
Il tempo del prima e il tempo del dopo, presenti entrambi nel flusso ininterrotto a cui noi, e noi soli, attribuiamo un unico nome e un unico attimo, rendendolo meta ed intento del nostro viaggio.




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