La mia Emilia Romagna

Nicholas, un amico di Travel Emilia Romagna, mi ha chiesto di raccontare che cos’è per me questa regione.
Riporto di seguito il guest post che ho scritto per la la rubrica Parlami di tER.

La mia Emilia Romagna inizia da Cattolica, come in geografia del resto, per me terra di mia madre.
Ha i colori scuri dei suoi capelli e la pelle bruciata dei pescatori al porto.
I pescherecci che partono di notte e rientrano al mattino, variopinti e addormentati durante il giorno.
Il mare di bambina, senza lettino e con pochi giochi, a raccogliere le padelle sugli scogli, a ripararsi dal sole dietro La Lampara.

Autore: PH. Paritani

Risale verso nord la mia Romagna, come quella di tutti del resto, in una Riccione che ora è diventata casa, non con un semplice trasloco ma con il tempo, che al supermercato lega a un nome la tua faccia.
Quando giri in bici e hai anche tu qualcuno da salutare.
Sarà la terra dell’uomo che ho sposato, ed è qui che si intrecciano i ricordi: imparare a cambiar marcia alla Vespa, d’inverno, nel parcheggio vuoto del luna park.
Scendere viale Trebaci inondati dalla luce del tramonto, mentre il mare risplende con Gabicce in lontananza.
Impari pure ad accettare le piattaforme al largo, anche se pensavi che non ti ci saresti abituata mai.
Un bagno di notte, di cui ti sembra avere ancora il sale sulla pelle.
Le feste alla 48 da Strameda, senza turisti, come tra amici, e gli aperitivi al Dread Lock’s, che è sempre come se fossi a casa.

La Rimini d’inverno, una città vera.
Rimini con il traffico che ti fa bestemmiare e un vero centro storico, sporco quanto basta per essere reale, straordinario nelle sere d’inverno, con le luci ocra dei lampioni che scaldano l’aria anche con la neve.

C’è poi una linea sottile che divide la Romagna dall’Emilia, un confine breve e quasi inesistente, cambiando altitudini e colori.
Una sfumatura che va definendosi con l’infittirsi della nebbia, i filari della Bassa, così ordinati in confronto ai profili degli alberghi; l’efficienza dei servizi e le piazze ordinate, così pulite da essere già nord.

Carpi bella, adottata per parola che ci ha accolti come casa, coi suoi negozi chic, ma chiusi la domenica.
Elegante ed accogliente anche transennata, coi cornicioni sgretolati e il bar Dorando Petri, che mica resta chiuso nonostante il terremoto.

E poi Bologna che non può essere raccontata, se non a sé stessi attraverso i propri occhi.
L’odore di libertà che ricordo ancora oggi, del mio primo viaggio adulto, sola e indipendente. Bologna di concerti, manifesti e rivoluzioni. Bologna sedotta e spesso abbandonata.

E poi Ferrara, Parma, Ravenna, Cesena. Perle variopinte che si snodano sul cateto padano, con la somiglianza che lega certe cugine fascinose dallo stesso taglio d’occhi ma ciascuna il suo portamento, tono di voce e personalità.

C’è poi un tesoro che si schiude dietro a tutto questo, una ricchezza che si apre dietro gli Appennini.
Le colline dorate del Sangiovese, con le arzdore che parlano dialetto affacciate alla finestra; un cane che abbaia e le galline che scorazzano in cortile, i gerani, che piovono petali rossi sul bianco della ghiaia.
I filari delle viti, che hanno ancora le rose in cima, a sorvegliare la salute del raccolto.
Un nonno che fa l’orto, che chiede un bianco fresco alla fine del lavoro, da sorseggiare davanti una partita a carte; una scopa che diventa briscola o tresette, col passare degli anni, il maturare dei nipoti, il passare delle stagioni.




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8 Comments

  1. Che dolcezza nel tuo racconto… si sente proprio il profumo di casa nelle tue parole Saretta! Intenso davvero…

  2. Che belle parole Sara,
    mi hai fatto venire voglia di conoscere la tua terra.
    Un bacio!

  3. Che ritratto poetico di questa bellissima terra. in Romagna ci sono nata ma attraverso il tuo racconto l’ho vista per la prima volta sotto un’altra luce, più magica ed affascinante. Complimenti per il post

  4. Che bel racconto! Vivendo in questa regione da settembre, ormai mi sento anche io parte di questa bellissima terra e devo dire che questo racconto mi ha fatto venir voglia di scoprire un sacco di posti che ancora non conosco, ma che presto impareró ad amare!
    Buona Domenica Sara! :-) Un abbraccio

  5. Sta volta mi sono commosso 😉

  6. Mi chiamo Erika,sono romagnola di Faenza per la precisione.Concordo con Rimonohotels,leggendoti ho visto questa regione in un’altra luce.Abito in campagna non distante da Castrocaro Terme che è molto carina.E’bello camminare per le colline e osservare,Osservare le sfumatore di colore,l’azzurro del cielo e sentire il silenzio o il rumore del vento. Ciao!

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