Malta. Secondo Giorno. Da Marsaxlokk a Golden Bay

Domenica è giorno di mercato a Marsaxlokk, piccolo villaggio di pescatori nel sud dell’isola dove i luzzu, le barchette colorate con occhi dipinti per buon auspicio, popolano il porticciolo che si affaccia su Marsaxlokk Bay.

Purtroppo il mercato non ci sarà, per la festa del paese che attira tutte le attenzioni dei locali, mentre la banda e un incomprensibile discorso in lingua maltese, attirerà tutte le attenzioni di turisti delusi che non sanno che fotografare.
La piazzetta è graziosa, del solito color crema che ormai è nel nostro immaginario il colore dell’isola.

I luzzu dondolano sotto un bel sole che troppo caldo non è, per l’aria fresca che viene dal mare.
Ristorantini e bar hanno da offrire tutto quello che un turista possa desiderare. Ma è la confusione che non amiamo, le troppe macchine fotografiche e gli spintoni.

Così scappiamo a gambe levate per andare dalla parte opposta dell’isola, da Sud Est a Nord Ovest, in vista della seconda serata dell’International Firework Festival, che si terrà presso la popolare Golden Bay.

Ora, quando si pensa agli autobus di Malta, bisogna immaginare tram piuttosto moderni, tali e quali ai nostri. Organizzati con estrema funzionalità, una logistica precisa ed efficiente.
Ecco, Malta dispone di numerosissime linee di autotrasporti di questi tipo, che guidano però come fossero nella più frenetica metropoli del Sud Est asiatico, o come avviene in certe città del sud dove ogni segnale stradale funge più da ornamento urbano che da effettiva regolamentazione del traffico.
Gli autisti, pur conoscendo alla perfezione – io credo – le fermate disposte sulle linee dei bus, non conoscono invece il concetto di rallentamento prima dell’effettiva sosta. Preferiscono piuttosto, per non so quale curioso motivo, inchiodare all’ultimo secondo, con conseguenti cadute o quasi cadute dei passeggeri.
Ogni volta allora è un alzarsi di voci, come per una variopinta babele, che imprecano in tutte le lingue presenti : fuck, merd, e li mortacci tua. Tutti d’accordo, come raramente accade, tra inglesi, francesi, italiani e altre popolazioni del mondo.

Attraverso un viaggio di questo tipo, che attraversando l’isola intera effettua tutte le fermate possibili che un regionale di Trenitalia gli farebbe un baffo, arriviamo a Golden Bay, una piccola mezzaluna di sabbia color terra di Siena, fiancheggiata da una ripida scogliera.
Un’acqua tanto azzurra e così limpida che noi, gente del mare di Romagna, possiamo godere solo se in vacanza. E sufficientemente lontani da casa.

Il primo mare della stagione, il primo mare dell’estate duemilatredici. Un colore splendido che invoglia a tuffarsi, se non fosse per la temperatura che a mio avviso sfiora malapena la decina di gradi.
Non resta dunque che una cosa da fare. Una delle cose più straordinarie possibili in tempo di ferie: dormire.
Dormire di giorno, dormire di pomeriggio, dormire quando ti va e a volte, anche se non ti va, quasi sforzandoti, giusto per godere del riposo.
Ci addormentiamo così, su un brandello di asciugamano che malapena basta a tenere la faccia al riparo dalla sabbia, sotto un sole che picchia come picchia il grill del forno quando brustolisci le patate.
Ci addormentiamo così, panati di sabbia come due spiedini di calamari e gamberetti, morti e beati, rischiando un’insolazione già il secondo giorno di ferie.

La seconda cosa straordinaria dell’essere in ferie è bere birra gelata sotto il sole, a tutte le ore, quando ti va.
Così al risveglio, mangiando una macedonia di frutta fresca, aperitivo con una Cisk gelata mentre il mio uomo di mare, che difficilmente resiste al richiamo della salsedine, si tuffa senza paura nelle più fredde acque in cui io abbia mai provato ad intingere un alluce.

Al di là della spiaggia e del mare, a Golden Bay una splendida scogliera si affaccia sulla baia.
Una bellissima passeggiata sconsigliata in giornate ventose come questa a chi soffre di vertigini, offre la possibilità di spingersi fino Gain Tuffieha Bay, riservata e tranquilla, con un’acqua ancora più limpida, macchiata solo di chissà quale flora marina che disegna forme di pesci e fa sorridere chi la osserva dall’alto.

Una torre di guardia funge da vedetta. Impettita ma non troppo autorevole, ammorbidita dalla presenza di due giovani innamorati che si scambiano effusioni e si baciano di fronte al panorama. Per immortalare l’immagine innanzi a loro, forse, oppure più probabilmente quella del loro paesaggio interiore.

La terza cosa straordinaria dell’essere in vacanza, che forse per molti potrebbe essere unita al bere birra gelata ad ogni ora, ma a mio avviso è concettualmente differente, è il mangiare.
Mangiare bene, mangiare con calma, mangiare gustoso, mangiare indipendentemente dall’ora, quando ti va – come il dormire -.
Scegliamo dunque, sulla base di queste considerazioni semifilosofiche – che hanno luogo per lo più soltanto nella mia testa -, il ristorante più carino della baia, con una terrazza tranquilla che si affaccia sul mare e che lascia trasparire un ché di tranquillo e ricercato.

Dopo una cena tranquilla e gustosa, con un buon bicchiere di vino bianco maltese, torniamo in spiaggia dove imperversano con la stessa esuberanza un vento freddo che viene dal mare e la voglia di fare baldoria. Orde di giovani che incuranti del freddo, arrivano muniti di barbecue, chips, sacchi a pelo, asciugamani, bottiglie di vino, bottiglie di birra, chili e chili di tabacco e tutto un armamento da professionisti per trascorrere la notte in spiaggia.
Noi ci mettiamo invece addosso tutto il possibile, jeans, felpe, giubbotti e cappuccio sulla testa per ripararci dal vento.

Ci arrampichiamo su un muretto per vedere al meglio lo spettacolo pirotecnico, che inizierà un po’ in ritardo e finirà nell’arco di una mezz’ora.
Il problema arriva quando lo spettacolo finisce, e noi ci rendiamo conto che pur essendo appollaiati sopra la fermata del bus sono praticamente due ore che di mezzi non ne passano.
Ci saranno duemila persone, in una località balneare che ne vede a mio avviso, non più di qualche centinaio nei periodi di alta stagione.
L’illuminazione pubblica – al di fuori di quella dei chioschi dove i ragazzi si accalcano per rimpinzare le provviste – è praticamente inesistente.
Ci spingiamo, lungo una via di campagna buia, verso la strada principale da cui siamo arrivati nel primo pomeriggio.
In questo piazzale ci saranno almeno altre trecento persone che come noi stanno aspettando al freddo degli autobus che non sembrano arrivare.
I poliziotti, presenti, gentili ed efficienti, rassicurano tutti dicendo che are coming ma stanno tardando a causa del traffico.
Dopo quasi un’ora d’attesa ecco i primi bus che arrivano, uno dietro l’altro, e caricano sardine kamikaze che si accalcano senza l’ombra di un qualsivoglia spirito di autoconservazione.

Aspetteremo ancora un po’ per fare il nostro viaggio meno accalcati, trovare i nostri posti seduti – che poi cederemo (Marco) ad un signore più anziano – ed arrivare a Valletta dopo la mezzanotte, stremati e infreddoliti, dopo che l’ultimo bus per Sliema è già passato da un pezzo.
Forse molti non lo sanno, ma a Malta non esiste Radio Taxi, quindi se mai ci si trova ad aver bisogno di un tassì è necessario essere fortunati e ritrovarsene uno innanzi oppure domandare in hotel.

Il nostro essere italiani e il trovarci in una sorta di propaggine del nostro più profondo sud, ci porta a spingerci verso la strada principale in cerca di un qualche tassista abusivo che cerca di far serata.
Non tarderà in effetti ad arrivare, con una piccola e sporca utilitaria tutta scassata, inchiodando e caricandoci a bordo, nel bel bezzo di una rotonda imboccata contro mano.

Taxi? Seven iuros. Senza manco preoccuparsi di dove dobbiamo andare, probabilmente il budget che si è dato per la sua serata. Tra l’altro l’unico maltese che non parla una parola di inglese, ma che conosce per fortuna almeno il nome del nostro hotel.
Arriviamo sani, salvi e stremati a destinazione. Mi spiace per i lettori, ma nessuna terrificante esperienza simil Vietnam verrà narrata durante questa vacanza. :)
Buonanotte.




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