Lettera aperta senza titolo.

Ciao,
finalmente trovo un po’ di tempo per scriverti.
Manco uno dei miei buoni propositi, quello di non passare più pausa pranzo davanti al pc,  ma penso che per scriverti possa concedermi uno strappo.

Non so se lo sai, ma sono rientrata proprio ieri dopo venti giorni degenza a seguito di un incidente che ho avuto il 4 Settembre.
Ora sto bene. In realtà non ho sofferto poi così tanto, nonostante la frattura allo sterno il dolore è sempre stato sopportabile.

Sono stati venti giorni molto intensi.
Guarda all’inizio, appena è successo, non mi potevo capacitare di come avessi potuto rovinare la tanto attesa settimana di ferie. Venivamo entrambi da un periodo bello tosto e sognavamo quei dieci giorni come si brama un’oasi nel deserto.
E insomma dopo che è successo sono stata travolta da sentimenti di rabbia, impotenza e frustrazione che mi hanno atterrita quasi più della botta che avevo appena preso.
Quella mi ha tolto il fiato lì per lì, mentre tutto il resto ha continuato ad ammazzarmi per un po’.
Continuava a girarmi un disco in testa che diceva
non doveva andare così, i progetti erano altri.
Una rabbia che non ti dico.

Poi un giorno una cara persona mi ha detto
Sara, ma non lo sai che nella vita le cose non vanno sempre come desideriamo???
L’ha detto come se fosse la cosa più naturale del mondo.
E in effetti forse lo è.

Il mio cruccio più grande poi era per Marco, per la sua settimana di riposo, ma lui anche se stavolta l’avevo combinata grossa non mi ha rimproverata affatto. Anzi mi ha tenuto la mano al pronto soccorso, mi ha pulita dal gel dell’ecografia, mi ha fatta ridere anche se mi faceva male e non mi ha mai lasciata sola.

Il giorno dopo l’incidente mi sono svegliata che mi accarezzava con una dolcezza che ho pensato
Questo è il giorno più bello della mia vita.
Allora dopo quel risveglio mi sono un po’ calmata e ho pensato che visto che la vita non va sempre come tu vuoi forse è meglio che lo accetti.
E ho pensato che forse alla fine non era andata neanche così male.

Ho approfittato del tempo libero e invitato un sacco di persone, ho letto La coscienza di Zeno che no, non ho perso il pallino per i classici. E se lo leggessi anche tu capiresti perché è utile non perderla – o farsela venire – la passione per i classici.
Sapessi quello Svevo in quante cose ci ha azzeccato, novant’anni or sono, su come funziona la testa della gente!

Ho iniziato a prendere l’autobus, e tutti mi dicevano
L’autobus??? Con gli stranieri???
Sì con gli stranieri. Cosa ci sarà di strano dico io. Che poi non sono solo stranieri ma anche ragazzi, gente di mezza età o anziani.
Certo gli stranieri sono la maggior parte e sono quelli che più spesso ti chiedono indicazioni, e quindi sono quelli  che più spesso mi cambiano la giornata. È sempre bello sai, essere gentile.

Esco sempre con le scarpe da corsa, che anche se non posso correre sono comode per camminare, e se devo aspettare il tram allora mi metto in marcia e lo prendo alla fermata dopo.
Il problema è che mi dimentico sempre di andargli incontro e cammino verso la fermata successiva, così arriva sempre più tardi e io devo aspettare ancora di più. Ma va bene lo stesso.

Il dolore non è mai stato troppo forte, a parte quando ridevo. E può sembrare stupido ma nonostante mi facesse un male cane io credo di non aver mai riso così tanto.
Ridevo per tutto, a crepapelle, e poi piangevo, perché ridere mi faceva un male boia.
Perché Marco sa come fare, a farmi ridere, e poi Bonetti è venuto a trovarci e siamo andati a cena tutti e tre e anche lui mi faceva sempre ridere.
Credo anche di aver riso per niente, perché ero in questo stato di grazia, di felicità gratuita che mi faceva sempre ridere, anche se mi faceva male.

Una cosa che non dimenticherò mai è l’infermiera del pronto soccorso.
Sembrava una dura e senz’altro era una che sapeva il fatto suo, ma quando mi ha aiutata ad alzarmi dalla barella mi ha fatto una carezza dietro il collo. Mi ha appoggiato la mano dietro la nuca, all’attaccatura dei capelli, come se fossi figlia sua. Lo ha fatto però come se non volesse che me ne accorgessi, senza neanche cercare il mio sguardo.
Io era tipo tutta la mattina che mi chiedevo come fanno gli infermieri in quel luogo di dolore a non lasciarsi toccare dalle emozioni, io che abbraccerei tutte le persone che soffrono e anche quelle che sono felici.
Non me la dimenticherò mai quella carezza. Me l’ha fatta anche se in un certo senso non poteva, anche se il suo ruolo non prevedeva che lo facesse.

E insomma sono stati giorni a curare la casa, passeggiare, prendere il sole (sono più abbronzata che se fossimo andati in ferie su un’isola deserta!) e pensare tanto.
Io penso sempre tanto, è vero, ma in questi giorni ancora di più.
Ho pensato a quelle cose che prima dell’incidente avevano prosciugato le mie energie, e ho pensato a quello che invece è veramente importante.
E così piano piano, i dubbi e le paure, tutto è andato a posto.
Come lo sterno, che ogni giorno mi dava meno dolore senza che io facessi niente per guarirlo.

Martedì, per concludere in bellezza sono andata in spiaggia, c’era un sole caldo e un mare splendido, limpidissimo.
Ho camminato tanto con i piedi nell’acqua, e in una zona deserta c’era un bambino piccolo che giocava con una grossa palla colorata.
Era più grossa di lui, dei colori dell’arcobaleno.
Erano così belli che tutto quello che mi è successo è valso l’aver goduto dei colori di quella palla, dell’odore di quel mare e delle risate di quel bambino con quelle di sua mamma.

Ho vissuto martedì come se fosse un giorno un po’ speciale: un bagno caldo, una cena curata, per Marco e per me.
Ho voluto dare ad ogni cosa un valore, come mi viene da fare ogni volta che c’è un evento importante.
E ieri sono rientrata al lavoro, un rientro col botto per motivi che poi ti dirò.
Un amico mi ha chiesto
E il lavoro come lo hai ritrovato?
Con altri occhi.

E niente adesso sono un po’ così, in uno stato inebetito di serenità che viene solo da questa consapevolezza che la vita non va sempre come te l’aspetti.
Che a volte ti sveglia con una sventola dritta in faccia così forte da romperti le ossa e altre volte ti sorprende con i colori dell’arcobaleno.
E io adesso penso che valga la pena di affidarsi al flusso delle cose per godere di queste sorprese, che tutte insieme – ma anche da sole – possono davvero cambiare il senso di una giornata, a volte quasi di una vita intera.

Poi su tante cose devo ancora lavorare, tipo che ho fatto finta di scrivere una lettera per tirare fuori tutto ciò che mi è successo, dargli un ordine e guardarlo da lontano.
Non me ne volere, ma questa volta ho davvero scritto per me stessa.

Un abbraccio.




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5 Comments

  1. Ma… non ne sapevo nulla! Io ti ho anche abbracciata l’altra sera senza chiederti niente… sono un mostro!
    Come è possibile che passo 20 ore su 24 connessa e mi sfuggano notizie del genere?
    Come stai adesso?
    La vita va un po’ a cazzo di cane (pardon, che volgarità): è un po’ come andare a cavallo, se se ne sta placido sei tu che conduci, ma si imbizzarrisce…
    Ora la smetto con queste metafore animali, lo giuro!
    Ti bacio!
    (Mi sento un mostro orrendo. Con quattro teste.)

  2. Ciao sara! Questo post è bellissimo, mi sono commossa leggendolo, soprattutto perché anche io ho vissuto all’inizio di agosto il mio “le cose non sempre vanno come voglio io” e, forse anche io da bambina viziata ho fatto fatica ad accettarlo. Però poi, a volte, se si è disposti a capire la vita anche con questi eventi ci insegna delle cose importantissime. Ed è molto bello leggere della tua serenità alla fine del post.
    Un abbraccio piccolo piccolo

    • Ciao Eli,
      grazie per avermi letto.
      Hai sempre bellissime parole per me e per i miei post.
      Spero che tu e la tua famiglia stiate bene.
      Un abbraccio

  3. Bentornata! Le tue parole sono carezze, ti riconfermi la bella persona che sei. Eh sì, la vita non va sempre come vorremmo ma che bello è che non vada come ci aspettiamo? Pensa la noia se sapessimo sempre tutto e nulla fosse imprevedibile :)
    Aspetto le news lavorative…e in bocca al lupo per tutto!
    N.

    • Ciao dolce Nunzia,
      grazie per essere passata di qua e per le tue parole.
      Un grande bacio, e che questa vita ci riservi prima o poi di riabbracciarci :)

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