La mia Emilia Romagna
Nicholas, un amico di Travel Emilia Romagna, mi ha chiesto di raccontare che cos’è per me questa regione. Riporto di seguito il guest post che ho scritto per la la rubrica Parlami di tER. La mia Emilia Romagna inizia da Cattolica, come in geografia del resto, per me terra di mia madre. Ha i colori scuri dei suoi capelli e la pelle...
A, B, C…il mio alfabeto di viaggio
La Valu mi ha invitata, l’idea è stata di Trippando e ora farò degli inviti un po’ particolari Simone, Annaclara, Elena, Veronica e…Marco. Vediamo un po’ se decideranno di accettare! Il mio A, B, C non parla solo i luoghi ma ciò che sta sotto, quando si viaggia, in movimento e anche stando fermi. A, B, C…il...
La mia prima mezza maratona
Per arrivare a Passirano sono più di trecento chilometri, circa tre ore e mezzo di macchina senza fermarsi. Una piccola sosta in autogrill per fare pipì, che in preparazione della corsa e visto il caldo stiamo assumendo quantità spropositate di liquidi e sali minerali. E per darsi il cambio, uno guida e l’altro mangia, carboidrati...
Il mio Vietnam: in viaggio verso Huè, antica la capitale imperiale
E così arriva il momento di salutare Hoi An, la nostra prediletta del Vietnam, per dirigerci verso l’antica capitale imperiale Hué.
Ci facciamo trovare pronti per le sette e trenta, orario che abbiamo scelto per partire ed arrivare in giornata alla nostra prossima tappa, dopo quattro ore di sitting bus.
Ovviamente, secondo quelli che sono gli standard vietnamiti, il bus arriva verso le otto e un quarto ed io faccio in tempo a portare un foglio con scritti i nostri apprezzamenti al ristorante vicino all’hotel, dove abbiamo consumato quasi tutti i nostri pasti qui ad Hoi An.
Visto che la parete nel giardino sulla strada è piena di scritte e messaggi carini, ci tengo che ci sia scritta anche la nostra di opinione.
Faccio in tempo anche a dimenticare il mio marsupio – con cellulare, fotocamera e PASSAPORTO – al tavolo della colazione, che mi verrà restituito – grazie a Dio – in camera, mentre stiamo prendendo i bagagli per scendere puntuali nella hall dell’albergo.
Il mio Vietnam: lampioni di carta multicolori. Hoi An città delle lanterne.
Ci svegliamo in questa meravigliosa città con il canto del gallo, un gallo che sta rinchiuso in una
gabbia davanti alla casa che dà di rimpetto al nostro terrazzo.
Un gallo che inizia a cantare alle sei di mattino – e si addormenta alle undici di sera -, con frequenze mai inferiori all’un chicchiricchì ogni venticinque secondi – sì i galli fanno chicchiricchì anche qui e sì Marco ha cronometrato gli intervalli tra un canto e l’altro.

Facciamo una ricca colazione, con frutta, omlette, caffè e quant’altro. L’angolo per la colazione si trova su di un grande terrazzo in legno affacciato su una risaia.
Una vecchia vietnamita con la schiena ricurva sulle piante di riso, avanza lentamente nei suoi lunghi stivali di gomma marrone, mentre le rane cantano i canti del risveglio ed uccelli mai visti tagliano l’aria e si precipitano sull’acqua facendo incetta di insetti.
Questa città è un crogiolo di bellezze naturali, graziose costruzioni, persone meravigliose ed abili commercianti.
Il mio Vietnam: Hoi An, Venezia del Vietnam, romantica, decadente e meravigliosa
Il viaggio in autobus è durato circa undici ore, siamo infatti arrivati ad Hoi An verso le 7:30 di questa mattina.
E’ andato tutto bene, a parte il fatto che in un pullman di circa quaranta persone io ero l’unica senza coperta. La solita sfigata.
Io e Marco siamo stati gli ultimi a salire e ci sono due persone che non potendosi permettere il biglietto intero lo hanno comprato “di contrabbando”.
La ragazzina giovanissima che indossa un abito orientale giallo dorme sotto il “letto” di Marco, un altro ragazzo sulla trentina invece è proprio sotto la mia cuccetta. Sia io che Marco siamo al piano superiore.
E’ proprio il ragazzo qui sotto di me che si è preso il mio cuscino e la mia coperta, e non mi sento proprio di chiederglieli, visto che deve farsi undici ore di viaggio sdraiato in terra come una mummia abbandonata dalla dea Iside nel corridoio di uno sleepping bus.
Il mio Vietnam: surf, o quasi, sulle onde del Pacifico
La giornata di oggi è stata piuttosto tranquilla, a differenza della notte che invece è stata molto fredda, nonostante ci fossimo imbottiti come per la scalata dell’Himalaya.

L’ultimo giorno al Jungle Beach – come è giusto che sia – è stata dedicata al relax e alla spiaggia, alla magica, splendida, meravigliosa spiaggia di questo posto.
In giro ci sono un paio di tavole da surf tutte scassate. Ne prendo una per provare a surfare, visto che il mare – soprattutto dopo una certa ora – è sempre molto mosso. I risultati sono però scadenti, un po’ perchè non c’è paraffina per la tavola e un po’ per mia incapacità.
Il mio Vietnam: Jungle Beach, la sua spiaggia e i suoi serpenti
Dopo una notte travagliata a causa del cuscino piccolo, duro come un sasso e del freddo – grazie, abbiamo dormito coperti da un asciugamano – mi sveglio con la luce dell’alba e dalla porta vedo il cielo rosa di là delle foglie di bambù. Sono le 6 del mattino e sentiamo il canto, mai udito prima, di un uccello sconosciuto – dire cinguettìo non sarebbe appropriato – e poi un altro rumore, tipo un sìbilo di un serpente che divora un piccolo animale indifeso.
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