La mia Emilia Romagna
Nicholas, un amico di Travel Emilia Romagna, mi ha chiesto di raccontare che cos’è per me questa regione. Riporto di seguito il guest post che ho scritto per la la rubrica Parlami di tER. La mia Emilia Romagna inizia da Cattolica, come in geografia del resto, per me terra di mia madre. Ha i colori scuri dei suoi capelli e la pelle...
A, B, C…il mio alfabeto di viaggio
La Valu mi ha invitata, l’idea è stata di Trippando e ora farò degli inviti un po’ particolari Simone, Annaclara, Elena, Veronica e…Marco. Vediamo un po’ se decideranno di accettare! Il mio A, B, C non parla solo i luoghi ma ciò che sta sotto, quando si viaggia, in movimento e anche stando fermi. A, B, C…il...
La mia prima mezza maratona
Per arrivare a Passirano sono più di trecento chilometri, circa tre ore e mezzo di macchina senza fermarsi. Una piccola sosta in autogrill per fare pipì, che in preparazione della corsa e visto il caldo stiamo assumendo quantità spropositate di liquidi e sali minerali. E per darsi il cambio, uno guida e l’altro mangia, carboidrati...
Del viaggio come simbolo del non essere
È su un un traghetto Paros Mykonos che percepisco per la prima volta l’essenza del viaggio come metafora di transitorietà e vissuto dell’essenza, assaggio del qui e ora.
Leggi tuttoFaccio coming out…
Non so come attaccare questo post, forse il più importante che abbia mai scritto.
Leggi tuttoViaggio in Kenya: Safari allo Tsavo Est
Manyatta Camp ci accoglie nel pomeriggio, stanchi e impolverati, dopo una notte passata in volo e più di 200 chilometri di pulmino su strada sconnessa.
Otto ore Milano – Mombasa, sette ore Mombasa – Manyatta, con in mezzo un ingorgo alla periferia della città, il pranzo e un bel game drive per prendere confidenza con lo Tsavo e la sua terra, rossa come la immagino sia al centro del mondo.
Vado a fare due passi…

Vado a fare due passi…
esco a prendere una boccata d’aria.
Negli ultimi tempi iniziavo a starmi stretta.
Tante cose ho lasciato indietro che non mi servivano più: persone, modi di dire e cattive abitudini, che a lungo andare mi avrebbero riempita di rughe e invecchiato il sorriso.
Caro duemilaequattordici…

Mi hanno scritto due biglietti oggi, due amici saggi con un Sapere grande.
Uno diceva di pensare all’Anno che finisce come a un essere vivente: salutarlo con benevolenza, che in qualche modo, da qualche parte, rimarrà.
Parlo a Te dunque, anno che te ne vai, che sei stato il più intenso della mia vita intera: una trasformazione continua verso quello che ancora non so.
